Frontier Markets? Sono i nuovi emergenti. Arriva il fondo Banor per la diversificazione
È quello lanciato da Banor Capital, in collaborazione con Kallisto Partners, tramite la Sicav lussemburghese Aristesa. Il fondo, New Frontiers Equity, parte con una dotazione snella, cinque milioni di euro, ed è aperto sia a retail che a istituzionali.
L’obiettivo è quello di diversificare rispetto ai classici emergenti e investire quindi su Paesi come Vietnam, Kenya, Egitto, Oman.
Il tutto combinando un approccio quantitativo con una attenzione alla selezione di singoli titoli. La grossa componente del portafoglio (oltre l’80%) è equity, con poco più del 18% in cash.
Posizioni totali tra le 30 e le 60. “Il nostro focus – spiega a Citywire Andrea Federici, gestore del fondo – è, come dice il nome, su mercati di frontiera, ovvero la parte meno sviluppata dei mercati emergenti, che negli ultimi anni si sono delineati come una nuova asset class. Vietnam, Pakistan, Nigeria, per fare qualche esempio”.
Dribblare la correlazione
L’approccio, continua Federici, è molto quantitativo. “Quello che abbiamo notato negli ultimi anni è che la correlazione tra emergenti e sviluppati è aumentata molto, negli ultimi 5 anni è tra l’85% e il 90%, quindi per diversificare è utile esporsi su questi mercati, che invece hanno una correlazione tra il 55% e il 60% sia sugli sviluppati che sugli emergenti”.
Insomma, dice il gestore, “si tratta di una asset class nuova, da inserire in portafoglio, con una piccola percentuale, tra l’1% e il 5%. Dal punto di vista del rendimento ovviamente parliamo di un tipo di mercati con crescita molto forte, stimata nei prossimi cinque anni tra il 5% e il 6% del Pil”.
Favorire i consumi
L’idea di base, a livello di strategia, è quella di essere sovraesposti su consumi e telecomunicazioni, con una esposizione abbastanza bassa sui titoli finanziari.
“Quello che facciamo è seguire i flussi: se un titolo è molto appetibile per gli investitori, specie quelli specializzati, è più soggetto a una pressione in acquisto. Noi facciamo un ranking con vari indicatori di pressione, liquidità e costi e poi valutiamo il trade-off”.
Un esempio: “Safaricom, compagnia di telecomunicazioni del Kenya, è un titolo molto buono, ma costa parecchio, in termini di commissioni e spread. Tuttavia il valore è talmente alto, che abbiamo deciso di detenerlo ugualmente”.
Sul tema dei mercati di frontiera e della decorrelazione offerta da questa asset class, vi riproponiamo un’intervista realizzata con Massimo Santeddu, responsabile ricerca e investimenti di Kallisto Partners, boutique di investimento con sede a Roma e investment advisor del fondo New Frontiers Equity di Banor Capital.
Di Federico Simonelli
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